In Italia 9 milioni di persone in difficoltà economiche


Un dato allarmante quello diffuso ieri da Cgil e Fondazione Di Vittorio. In Italia nel 2012 9 milioni di persone hanno sofferto difficoltà economiche e occupazionali. Sostanzialmente un sesto dell’intera popolazione italiana, compreso chi non è (o non è più)  in età lavorativa (bambini e pensionati). La colpa, secondo il sindacato, è certamente da attribuirsi al prolungarsi di una crisi economica mondiale gravissima, ma anche, alle politiche intraprese dal governo, “che hanno negato la ripresa ed aggravato la situazione con politiche di austerità che non hanno lasciato spazio allo sviluppo”. L’austerità insomma, nel 2012 (anno nerissimo) non ha aiutato, ma anzi, è la posizione del sindacato,  ha contribuito a rendere ancora più difficile la situazione.


Una percentuale di disoccupazione giovanile che supera il 36% e che in un solo anno (dicembre 2011-2012) è aumentata di quasi cinque punti percentuali, è indicativa di quanto in Italia (dove dopo i 35 anni risulta difficilissimo trovare un lavoro) il problema dell’occupazione sia un’emergenza assoluta. E non solo per i giovani. A rischiare l’indigenza, sono disoccupati (soprattutto quelli di lungo periodo), precari (guadagnano troppo poco e non hanno alcuna certezza), cassintegrati (oltre un miliardo di ore nel 2012), ma anche scoraggiati (chi non cerca più un lavoro per l’impossibilità di trovarlo) e persone “immediatamente disponibili a lavorare”.

Nel solo periodo ottobre-dicembre 2012, si sono persi 200.000 posti di lavoro. E, spiega il sindacato “il protrarsi di una situazione di questo genere (la disoccupazione crescente, che a sua volta causa le difficoltà economiche, Nda), rappresenta ormai ben più di un gravissimo problema economico e sociale, ma diventa un vero e proprio problema democratico, la cui soluzione dovrebbe essere la priorità per tutti”.
La soluzione, sostiene la Cgil, è quella di “creare nuovo lavoro e difendere quello esistente”. E in effetti, senza una domanda di lavoro adeguata e ben distribuita, non appare possibile invertire la tendenza negativa.

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